Roger Pagini è co-fondatore di Marketing-SEO.it, agenzia attiva dal 2008 con il fratello Joel. È autore di TikTok Domination e, insieme a Joel Pagini, di Crescita Rapida sul Social Network, il libro che nel 2022 si è posizionato primo su Amazon nella categoria Internet, vincendo il premio come miglior libro del settore. Da oltre un anno lavora sulla GEO (Generative Engine Optimization) per i propri clienti. Gli abbiamo chiesto come funziona il documento che prepara per ognuno di loro.
Roger, partiamo dalle basi: cos’è la GEO e perché un’azienda dovrebbe preoccuparsene?
La GEO è l’ottimizzazione per i motori generativi: ChatGPT, Gemini, Perplexity, le AI Overview di Google. Sempre più persone non cercano più “dentista Milano” scorrendo dieci link, ma chiedono direttamente all’AI “quale dentista mi consigli a Milano?”. Se il tuo brand non compare in quella risposta, per quel cliente non esisti. La SEO per Google resta la base, ma da sola non basta più.
Da dove nasce il vostro metodo?
L’abbiamo messo nero su bianco nel GEO Playbook, una guida gratuita di circa venti pagine che spiega cosa facciamo concretamente sui siti dei clienti: architettura dei contenuti a pillar e cluster, contenuti “non comprimibili” basati su dati reali e case history, autorevolezza dell’autore, accesso dei crawler delle AI, llms.txt, monitoraggio delle citazioni. È lo stesso metodo che applichiamo poi cliente per cliente.
Per ogni cliente preparate un documento GEO. Cosa contiene?
È un audit completo diviso in tre parti. Prima fotografiamo la situazione: interroghiamo le principali AI con le domande reali di un potenziale cliente e vediamo se il brand viene citato, come viene descritto e chi viene citato al suo posto. Poi analizziamo il sito: struttura dei contenuti, dati strutturati, file llms.txt, FAQ, chiarezza delle informazioni. Infine un piano d’azione con priorità e tempi, che poi realizziamo direttamente sul sito.
Qual è l’errore più comune che trovate?
Siti scritti per il Google di dieci anni fa: testi lunghi e generici, pieni di parole chiave, senza informazioni concrete. Le AI cercano risposte precise: zone servite, specializzazioni, dati verificabili. Per questo riscriviamo i contenuti con il servizio di scrittura testi SEO e GEO per AI. Ne ho parlato anche in questa guida: come ottimizzare i contenuti per essere citati dall’AI.
Ci racconta due casi concreti?
Volentieri, perché mostrano bene che la GEO si adatta al settore.
Case history 1: lo studio di psicologia
Il primo è lo Studio Bruno Ferrario, studio di psicologia a Gallarate. Nel nostro documento GEO erano emersi soprattutto problemi di base: errori 404, redirect da sistemare, contatti poco accessibili. Per uno studio di psicologi la fiducia è tutto, e un’AI non consiglia un professionista se il sito è confuso. Abbiamo corretto gli errori tecnici, reso cliccabili i numeri di telefono, collegato il pulsante “Richiedi un consulto” a WhatsApp, rinnovato la home e creato le pagine “La nostra storia” e Psichiatria, il nuovo servizio dello studio. Ora il sito racconta in modo chiaro chi sono i professionisti e cosa offrono: esattamente ciò che le AI cercano quando qualcuno chiede “uno psicologo a Gallarate”.
Case history 2: lo studio di architettura
Il secondo è uno studio di architettura molto noto, con una clientela anche internazionale. Qui la sfida era diversa: un portfolio di oltre trenta progetti bellissimi da vedere, ma quasi muti per Google e per le AI. Abbiamo lavorato sulle schede progetto, rielaborando i testi dello studio con titoli H1/H2/H3 strutturati, sull’ottimizzazione tecnica e sulla versione multilingua italiano-inglese. Il risultato si è visto subito: +3.000 visite in un solo mese. Un’immagine non la legge nessuna AI e nessun motore di ricerca: una scheda progetto ben scritta sì.
Basta lavorare sul sito?
No, ed è la parte che molti sottovalutano. Le AI costruiscono l’idea di un brand anche da quello che si dice fuori dal sito: forum di settore, YouTube, Reddit, Quora, LinkedIn, giornali online. Per questo abbiamo creato le Citazioni per AI: menzioni del brand scritte in modo informativo ed editoriale, mai recensioni finte. Le affianchiamo ad articoli e guest post su siti di settore, che lavorano sia su Google sia sulle AI.
Che tempi bisogna aspettarsi?
Dipende dal punto di partenza: come per lo studio di architettura, quando il sito ha contenuti di valore nascosti i primi risultati arrivano in poche settimane. In generale però la GEO è un lavoro che si accumula: nei primi mesi sistemiamo basi tecniche e contenuti, dal terzo mese, con citazioni esterne costanti, il brand inizia a comparire nelle risposte delle AI. Per questo consigliamo sempre almeno tre mesi di lavoro continuativo.
Un consiglio per chi non ha ancora fatto nulla?
Aprite ChatGPT e chiedete “chi mi consigli per [il vostro servizio] a [la vostra città]?”. Se non uscite voi, avete già la risposta. Il primo passo è leggere il GEO Playbook, è gratuito. Il secondo è richiedere una consulenza gratuita e capire insieme da dove partire.














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