Quanto prenderò di pensione? Come fare una stima

quanto prendero di pensione simulazione

Quanto prenderò di pensione? È una domanda che molti lavoratori iniziano a porsi soltanto quando il pensionamento è ormai vicino. In realtà, conoscere con anticipo una stima dell’assegno futuro è uno dei passaggi più importanti per organizzare il proprio risparmio.

La pensione pubblica non corrisponde automaticamente all’ultimo stipendio ricevuto.

L’importo dipende da numerose variabili: anni di contribuzione, redditi percepiti durante la carriera, sistema di calcolo applicabile, età di pensionamento e andamento della storia lavorativa.

Due persone della stessa età e con lo stesso stipendio attuale possono quindi ricevere pensioni molto diverse.

Una potrebbe avere lavorato senza interruzioni per quarant’anni. L’altra potrebbe avere periodi di disoccupazione, lavoro autonomo, part-time o anni privi di contribuzione.

Per questo motivo, il calcolo della pensione deve partire dalla storia contributiva personale e non da una percentuale generica dell’ultimo stipendio.

L’INPS mette a disposizione il servizio “La mia pensione futura”, che consente di effettuare una simulazione basata sulla normativa vigente, sull’età, sulla storia lavorativa e sulla retribuzione o reddito dell’utente.

Esiste inoltre Pensami, il simulatore di scenari pensionistici che permette di esplorare quando e attraverso quali possibilità si potrebbe accedere alla pensione.

In questa guida vediamo come stimare la futura pensione, quali dati controllare e come utilizzare il risultato per capire se sarà necessario costruire un’integrazione previdenziale.

Come viene calcolata la pensione futura

Per capire quanto si prenderà di pensione bisogna innanzitutto conoscere il sistema di calcolo applicabile alla propria posizione.

In Italia possono entrare in gioco tre sistemi:

  • contributivo;
  • retributivo;
  • misto.

Il sistema applicabile dipende dalla storia contributiva del lavoratore.

Per chi non possiede anzianità contributiva precedente al 1996, il calcolo è generalmente contributivo.

Per i lavoratori con contributi precedenti a quella data può essere applicato il sistema misto, con una parte della pensione calcolata secondo le regole retributive e una parte secondo quelle contributive.

Dal 2012, per tutti i lavoratori, le anzianità maturate da quella data vengono comunque considerate con il sistema contributivo secondo le regole vigenti.

Nel sistema contributivo, semplificando, i contributi versati durante la carriera costruiscono un montante individuale.

Questo montante viene rivalutato secondo le regole previste e, al momento del pensionamento, trasformato in pensione attraverso coefficienti collegati all’età.

La pensione non dipende quindi soltanto dall’ultimo stipendio, ma dall’intera carriera contributiva.

Questo è particolarmente importante per chi ha:

  • iniziato a lavorare tardi;
  • periodi senza contributi;
  • alternato lavoro dipendente e autonomo;
  • lavorato part-time;
  • avuto forti variazioni di reddito;
  • cambiato più gestioni previdenziali.

Facciamo un esempio puramente illustrativo.

Immaginiamo due lavoratori di 45 anni che oggi guadagnano entrambi 2.000 euro netti al mese.

Il primo ha iniziato a lavorare a 23 anni e ha avuto una carriera continua.

Il secondo ha iniziato a 30 anni e ha avuto diversi periodi senza contribuzione.

Osservando soltanto lo stipendio attuale, sembrerebbero in una situazione simile.

Dal punto di vista previdenziale, invece, possono trovarsi in condizioni molto differenti.

Per questo il primo controllo da effettuare riguarda l’estratto conto contributivo.

È importante verificare:

  • periodi di lavoro presenti;
  • eventuali periodi mancanti;
  • settimane contributive;
  • gestioni previdenziali coinvolte;
  • contributi figurativi;
  • periodi eventualmente riscattabili.

Un errore nell’estratto contributivo scoperto pochi mesi prima della pensione può essere molto più complicato da gestire rispetto a un’anomalia individuata con anni di anticipo.

Come usare i simulatori INPS per stimare la pensione

L’INPS mette a disposizione due strumenti che hanno funzioni differenti.

Il primo è La mia pensione futura.

Il servizio permette di simulare quale potrebbe essere la pensione al termine dell’attività lavorativa utilizzando la normativa vigente e considerando tre elementi fondamentali:

  • età;
  • storia lavorativa;
  • retribuzione o reddito.

Il secondo strumento è Pensami — PENSione A MIsura.

Pensami permette di esplorare gli scenari di accesso alla pensione e verificare quando e attraverso quali possibilità si potrebbe andare in pensione.

Può inoltre mostrare l’effetto potenziale di alcuni istituti, come il riscatto della laurea, i periodi di lavoro all’estero e altre situazioni contributive.

La distinzione è importante.

La mia pensione futura serve principalmente per stimare la pensione personale; Pensami serve soprattutto per esplorare gli scenari pensionistici possibili.

Per una pianificazione completa utilizzerei entrambi.

Una procedura pratica può essere questa:

  1. controllare l’estratto conto contributivo;
  2. verificare eventuali periodi mancanti;
  3. utilizzare La mia pensione futura;
  4. analizzare gli scenari disponibili con Pensami;
  5. confrontare il reddito pensionistico stimato con le spese previste;
  6. calcolare l’eventuale gap previdenziale.

Facciamo un esempio.

Immaginiamo una persona con:

  • reddito netto attuale: 2.200 euro mensili;
  • pensione netta futura stimata: 1.500 euro mensili.

La differenza sarebbe:

2.200 – 1.500 = 700 euro al mese.

Questo valore non significa automaticamente che servano 700 euro di pensione integrativa.

Durante la pensione alcune spese potrebbero diminuire, mentre altre potrebbero aumentare.

Per esempio, potrebbero ridursi:

  • costi legati al lavoro;
  • spese di trasporto;
  • eventuale mutuo, se terminato;
  • spese per figli ormai indipendenti.

Potrebbero invece aumentare:

  • spese sanitarie;
  • assistenza;
  • tempo libero;
  • viaggi;
  • manutenzione dell’abitazione.

La stima deve quindi essere personalizzata.

Supponiamo che, dopo questa analisi, la persona ritenga necessari 1.900 euro al mese per mantenere il tenore di vita desiderato.

Con una pensione pubblica stimata di 1.500 euro, il gap sarebbe:

1.900 – 1.500 = 400 euro al mese.

Su tredici mensilità:

400 × 13 = 5.200 euro all’anno.

Questo è il punto di partenza per valutare quanto capitale o quale rendita integrativa potrebbe essere necessaria.

Il tasso di sostituzione: perché l’ultimo stipendio non basta

Un indicatore utilizzato nella pianificazione previdenziale è il tasso di sostituzione.

In termini semplici, misura il rapporto tra il reddito pensionistico e il reddito percepito prima della pensione.

Facciamo un esempio puramente illustrativo.

Ultimo reddito netto mensile:

2.500 euro.

Pensione netta mensile stimata:

1.750 euro.

Il rapporto sarebbe:

1.750 ÷ 2.500 × 100 = 70%.

Il tasso di sostituzione sarebbe quindi del 70%.

Questo significa che, nell’esempio, il reddito mensile disponibile durante la pensione sarebbe inferiore del 30% rispetto all’ultimo reddito da lavoro.

Tuttavia, un tasso di sostituzione più basso non significa automaticamente una pensione insufficiente.

Bisogna considerare le spese effettive.

Una persona che al momento del pensionamento ha:

  • casa di proprietà senza mutuo;
  • figli indipendenti;
  • nessun debito;
  • un fondo di emergenza;
  • investimenti personali;

si trova in una situazione diversa rispetto a chi deve ancora sostenere un affitto elevato o altre spese importanti.

Per questo motivo la domanda “quanto prenderò di pensione?” dovrebbe essere accompagnata da una seconda domanda:

“Quanto mi servirà realmente ogni mese quando sarò in pensione?”

Le due stime devono essere confrontate.

Simulazione pratica del gap pensionistico

Immaginiamo tre scenari puramente indicativi.

Scenario 1: gap contenuto

Reddito desiderato in pensione: 1.700 euro.

Pensione pubblica stimata: 1.500 euro.

Gap mensile: 200 euro.

Gap annuale su 13 mensilità: 2.600 euro.

Scenario 2: gap medio

Reddito desiderato: 2.000 euro.

Pensione pubblica stimata: 1.500 euro.

Gap mensile: 500 euro.

Gap annuale: 6.500 euro.

Scenario 3: gap elevato

Reddito desiderato: 2.500 euro.

Pensione pubblica stimata: 1.500 euro.

Gap mensile: 1.000 euro.

Gap annuale: 13.000 euro.

La strategia necessaria nei tre casi sarebbe profondamente diversa.

Una persona con un gap di 200 euro mensili potrebbe integrare il reddito attraverso una combinazione di previdenza complementare e risparmio personale.

Con un gap di 1.000 euro, invece, sarebbe necessaria una pianificazione patrimoniale molto più ampia.

Prima si scopre il gap previdenziale, maggiore è il tempo disponibile per correggerlo.

Una persona di 35 anni può intervenire gradualmente.

Può:

  • aumentare i versamenti previdenziali;
  • costruire un PAC;
  • accumulare un patrimonio finanziario;
  • ridurre i debiti prima della pensione;
  • pianificare le spese abitative;
  • rivedere periodicamente le simulazioni.

Una persona che scopre il problema a 64 anni ha molte meno possibilità di intervento.

Gli errori che possono falsare la stima della pensione

Il primo errore è considerare una simulazione come una promessa.

Le simulazioni utilizzano la normativa e le informazioni disponibili nel momento in cui vengono effettuate.

Su periodi molto lunghi possono cambiare:

  • carriera lavorativa;
  • reddito;
  • periodi contributivi;
  • normativa;
  • età effettiva di pensionamento;
  • condizioni economiche personali.

La simulazione dovrebbe quindi essere aggiornata periodicamente.

Il secondo errore è non controllare i contributi.

Se l’estratto conto presenta periodi mancanti o anomalie, la simulazione potrebbe non rappresentare correttamente la situazione reale.

Il terzo errore è confrontare pensione lorda e stipendio netto.

Per ottenere una valutazione utile bisogna confrontare valori omogenei.

Il quarto errore è ignorare l’inflazione.

Dire “tra trent’anni voglio 2.000 euro al mese” senza considerare il potere d’acquisto futuro può essere fuorviante.

Il quinto errore è pensare che la previdenza complementare sia l’unico strumento possibile.

La pensione futura può essere sostenuta da più componenti:

  • pensione pubblica;
  • fondo pensione;
  • patrimonio finanziario;
  • immobili;
  • rendite;
  • risparmio personale.

Una buona pianificazione previdenziale considera tutte le fonti di reddito futuro, non soltanto l’assegno INPS.

Domande frequenti

Come faccio a sapere quanto prenderò di pensione?

È possibile utilizzare il servizio INPS “La mia pensione futura”, che effettua una simulazione sulla base della normativa vigente, dell’età, della storia lavorativa e della retribuzione o reddito.

La simulazione INPS è precisa?

È una stima basata sui dati disponibili e sulla normativa vigente. Non rappresenta una garanzia dell’importo futuro, soprattutto quando mancano molti anni alla pensione.

Cos’è il tasso di sostituzione?

È il rapporto tra il reddito pensionistico e il reddito percepito prima della pensione. Aiuta a stimare quanto cambierà il reddito disponibile dopo l’uscita dal lavoro.

Cosa devo controllare prima di simulare la pensione?

È utile verificare l’estratto conto contributivo, controllando periodi lavorati, settimane contributive, gestioni previdenziali ed eventuali anomalie.

Cos’è il gap previdenziale?

È la differenza tra il reddito che si desidera avere durante la pensione e la pensione pubblica stimata.

Pensami e La mia pensione futura sono la stessa cosa?

No. Pensami aiuta a esplorare scenari e possibilità di pensionamento, mentre La mia pensione futura permette di stimare la pensione personale sulla base dei dati contributivi e reddituali.

Ogni quanto bisogna rifare la simulazione?

Non esiste una frequenza obbligatoria. È utile aggiornarla periodicamente e dopo cambiamenti importanti della carriera, del reddito o della situazione contributiva.

Conclusione

Sapere quanto si prenderà di pensione è il primo passo per costruire una strategia previdenziale realistica.

L’importo futuro dipende dalla storia contributiva personale, dal reddito, dal sistema di calcolo applicabile e dall’età di pensionamento. Per questo motivo non è possibile affidarsi a percentuali generiche o confrontarsi con la pensione ricevuta da parenti e colleghi.

La situazione previdenziale deve essere analizzata individualmente.

Il percorso più utile consiste nel controllare l’estratto contributivo, utilizzare gli strumenti di simulazione disponibili e confrontare il reddito futuro stimato con le proprie necessità.

Se emerge un gap previdenziale, il tempo diventa la variabile più importante.

Con molti anni davanti è possibile intervenire gradualmente attraverso previdenza complementare, risparmio e pianificazione patrimoniale.

La pensione non dovrebbe essere scoperta pochi mesi prima dell’ultimo giorno di lavoro.

Conoscere oggi una stima, anche se destinata a cambiare, permette di prendere decisioni più consapevoli e di aggiornare la strategia nel corso della propria carriera.

Leggi anche:

  1. Previdenza complementare: guida per iniziare
  2. Fondo pensione a 30, 40 e 50 anni: simulazioni
  3. Quanto versare nel fondo pensione ogni mese?

I commenti sono chiusi, ma i trackback e i pingback sono aperti.