Dove tenere i risparmi: conto, deposito, BOT o ETF?

Dove tenere i risparmi: conto deposito BOT o ETF?

Una volta accantonata una somma di denaro, la domanda successiva è quasi sempre la stessa: dove tenere i risparmi per non lasciarli semplicemente fermi, esposti alla progressiva erosione dell’inflazione? Nel 2026, con il tasso sui depositi della BCE attestato al 2,25% dopo il rialzo di giugno, esistono diverse opzioni concrete tra cui scegliere.

Le alternative principali a disposizione dei risparmiatori italiani sono quattro: il conto corrente, il conto deposito, i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) e gli ETF monetari. Ognuno di questi strumenti presenta caratteristiche diverse in termini di rendimento, liquidità, rischio e trattamento fiscale.

Non esiste una risposta univoca valida per tutti: la scelta dipende dall’orizzonte temporale con cui si intende utilizzare quella somma, dalla necessità di liquidità immediata e dal livello di rischio che si è disposti ad accettare. Va inoltre precisato che questo articolo offre informazioni di carattere generale e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata.

In questa guida confrontiamo le quattro principali opzioni per tenere i risparmi, analizzandone vantaggi, limiti e situazioni in cui ciascuna risulta più indicata.

Conto corrente e conto deposito: liquidità e sicurezza

Il conto corrente rappresenta l’opzione più immediata e liquida, ma nella maggior parte dei casi non offre alcun rendimento significativo sulle somme depositate. Alcuni conti correnti “remunerati” offrono tassi minimi, generalmente inferiori all’1%, che non compensano l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione.

Il conto deposito, invece, è pensato specificamente per far fruttare la liquidità non necessaria nell’immediato. Si distingue in due categorie principali:

  • conto deposito libero, senza vincoli di durata, con possibilità di prelievo in qualsiasi momento; nel 2026 offre generalmente rendimenti lordi tra l’1,5% e il 2,5%, con alcune promozioni che arrivano temporaneamente al 4% su nuova liquidità;
  • conto deposito vincolato, con la somma bloccata per una durata prestabilita (3, 6, 12, 24, 36 o 60 mesi); i rendimenti sono generalmente più alti, fino al 3-3,5% lordo sulle scadenze più lunghe.

Su entrambe le tipologie, gli interessi maturati sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 26%, oltre a un’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul controvalore della giacenza. Questo significa che un tasso lordo pubblicizzato del 3% si traduce, al netto delle imposte, in un rendimento reale sensibilmente inferiore.

Un elemento importante da conoscere riguarda la tutela del capitale: i conti deposito, come i conti correnti, sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 euro per depositante e per banca, un livello di protezione che rende questi strumenti tra i più sicuri disponibili sul mercato.

Il conto deposito libero risulta generalmente lo strumento più indicato per il fondo di emergenza, mentre quello vincolato può avere senso per somme che non si prevede di utilizzare nel breve periodo, accettando in cambio un rendimento superiore.

BOT ed ETF monetari: alternative con fiscalità agevolata

I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) rappresentano titoli di Stato a breve termine, con scadenze generalmente di 3, 6 o 12 mesi. Nel 2026, il rendimento lordo di un BOT a 12 mesi si attesta intorno al 2,7%, un livello comparabile a quello di molti conti deposito, ma con una differenza fiscale rilevante.

I titoli di Stato italiani, inclusi i BOT, beneficiano infatti di una tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi, contro il 26% applicato ai conti deposito. Questo significa che, a parità di rendimento lordo, il rendimento netto di un BOT risulta generalmente più favorevole rispetto a un conto deposito con lo stesso tasso.

Per fare un confronto concreto: su un capitale di 10.000 euro, un rendimento lordo del 2,7% in BOT genera circa 227 euro netti dopo la tassazione agevolata, mentre lo stesso rendimento su un conto deposito, tassato al 26%, produrrebbe una cifra inferiore. Tuttavia, alcune offerte promozionali di conti deposito, con tassi anche del 4% lordo, possono comunque superare il rendimento netto dei BOT nonostante la tassazione più alta.

Gli ETF monetari rappresentano un’ulteriore alternativa, sempre più diffusa tra i risparmiatori che utilizzano piattaforme di investimento online. Questi fondi investono in strumenti del mercato monetario a brevissimo termine e replicano tassi di interesse come l’€STR (Euro Short-Term Rate), offrendo un rendimento generalmente allineato ai tassi BCE correnti.

Alcune caratteristiche distintive degli ETF monetari:

  • liquidità elevata, con possibilità di acquisto e vendita durante gli orari di mercato, tramite un conto titoli;
  • tassazione al 26% sulle plusvalenze, come per la maggior parte degli strumenti finanziari (fatta eccezione per la quota di patrimonio investita in titoli di Stato, tassata al 12,5%);
  • assenza di garanzia di capitale in senso stretto, sebbene il rischio sia considerato molto contenuto data la natura degli strumenti sottostanti;
  • costi di gestione (TER) generalmente contenuti, ma comunque da considerare nel calcolo del rendimento netto.

A differenza dei conti deposito e dei BOT, gli ETF monetari non godono della copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ma il rischio di perdita del capitale resta comunque considerato molto basso, data la natura a brevissimo termine degli strumenti in portafoglio.

Come scegliere in base ai propri obiettivi

La scelta tra queste quattro opzioni dipende principalmente da tre variabili: l’orizzonte temporale, la necessità di liquidità immediata e la propria dimestichezza con gli strumenti finanziari.

Per il fondo di emergenza, che richiede accesso immediato al capitale in qualsiasi momento, il conto deposito libero rappresenta generalmente la scelta più pratica, offrendo un rendimento minimo mantenendo la piena disponibilità della somma senza dover gestire un conto titoli.

Per somme con un orizzonte temporale definito di alcuni mesi o pochi anni, sia i BOT che i conti deposito vincolati rappresentano opzioni valide, con i BOT generalmente favoriti da chi cerca la tassazione agevolata al 12,5% e ha già dimestichezza con l’acquisto di titoli di Stato tramite un conto titoli o direttamente in asta.

Per chi cerca flessibilità operativa e utilizza già piattaforme di investimento, gli ETF monetari offrono il vantaggio di poter essere acquistati e venduti rapidamente, risultando utili anche come componente di liquidità all’interno di un portafoglio di investimento più ampio, senza dover aprire conti dedicati separati.

Alcuni criteri pratici per orientarsi nella scelta:

  • priorità alla liquidità immediata → conto deposito libero o, per chi ha già un conto titoli attivo, ETF monetario;
  • priorità al rendimento netto con orizzonte breve-medio → BOT, grazie alla tassazione agevolata;
  • priorità alla semplicità operativa senza conto titoli → conto deposito, vincolato o libero a seconda delle esigenze;
  • somme superiori a 100.000 euro → valutare la diversificazione tra più istituti per mantenere la copertura FITD su ogni quota.

Va ricordato che questo confronto ha finalità puramente informativa: chi desidera una valutazione personalizzata della propria situazione patrimoniale dovrebbe rivolgersi a un consulente finanziario abilitato, in grado di considerare tutti gli elementi specifici del proprio profilo.

Domande frequenti

Qual è la differenza principale tra conto deposito e BOT? Il conto deposito è un prodotto bancario tassato al 26%, mentre i BOT sono titoli di Stato con tassazione agevolata al 12,5%.

Gli ETF monetari sono sicuri quanto un conto deposito? Non godono della copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ma sono considerati a rischio molto contenuto per la natura degli strumenti sottostanti.

Conviene tenere i risparmi sul conto corrente? Solo per le necessità immediate; per somme non utilizzate a breve, altri strumenti offrono un rendimento superiore.

Quanto rende un BOT a 12 mesi nel 2026? Il rendimento lordo si attesta intorno al 2,7%, con una tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi.

Qual è il limite di copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi? 100.000 euro per depositante e per banca, valido sia per conti correnti che per conti deposito.

Meglio un conto deposito libero o vincolato per il fondo di emergenza? Generalmente il conto deposito libero, per mantenere la piena disponibilità del capitale in caso di necessità.

Gli ETF monetari richiedono un conto titoli? Sì, per acquistarli è necessario un conto titoli presso una banca o un intermediario finanziario abilitato.

Conclusione

Dove tenere i risparmi non ha una risposta univoca: conto deposito, BOT ed ETF monetari offrono ciascuno un mix diverso di rendimento, liquidità e semplicità operativa, mentre il conto corrente resta utile solo per la gestione quotidiana e le necessità immediate. La scelta migliore dipende dall’orizzonte temporale e dagli obiettivi specifici di ciascun risparmiatore.

Con i tassi BCE che nel 2026 restano su livelli relativamente favorevoli per chi cerca un rendimento minimo sulla liquidità, è probabile che il confronto tra queste opzioni continui a essere rilevante per i risparmiatori italiani anche nei prossimi mesi. Chi non ha ancora scelto dove conservare i propri risparmi dovrebbe valutare attentamente i propri obiettivi temporali prima di orientarsi verso uno strumento piuttosto che un altro, eventualmente confrontandosi con un consulente finanziario per una valutazione più approfondita.

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di Renan

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