Hai il timore di essere indagato in Italia e vuoi capire cosa significa e come scoprirlo? In questo articolo spieghiamo in modo semplice cosa vuol dire essere sottoposti a indagine penale, chi svolge le indagini, quali sono i tempi e le modalità con cui potresti ricevere una notifica, e soprattutto come verificare – con l’aiuto di un avvocato – se c’è un procedimento a tuo carico. Leggendo fino in fondo capirai come muoverti se pensi di avere problemi con la giustizia e quali strumenti hai a disposizione.
Cosa significa essere indagato?
Essere indagato significa che si è soggetti a un’indagine preliminare da parte della Procura della Repubblica. In altre parole, a seguito di una segnalazione, di una denuncia o di una querela presentata contro di te, le autorità hanno iscritto il tuo nome nel registro degli indagati e avviato accertamenti sul tuo conto. Questa fase iniziale del procedimento penale serve a raccogliere elementi di prova per stabilire se esistono ragionevoli basi per un’accusa formale oppure se archiviare il caso.
È importante capire che essere indagati non significa essere colpevoli. L’indagine preliminare è solo un percorso di verifica: al termine delle indagini il Pubblico Ministero (PM) può chiedere l’archiviazione (se le prove raccolte sono insufficienti) oppure emettere un avviso di conclusione delle indagini preliminari e procedere verso il rinvio a giudizio. In quest’ultimo caso si aprirebbe un vero e proprio processo penale, ma fino ad allora l’indagato non è ancora imputato né condannato. Ricevere un avviso di garanzia o risultare iscritti come indagati non è una sentenza di colpevolezza: indica semplicemente che la Procura sta svolgendo accertamenti su un fatto di reato in cui potresti essere coinvolto.
Chi svolge le indagini preliminari?
In Italia le indagini preliminari sono condotte dal Pubblico Ministero con l’ausilio della Polizia Giudiziaria, ovvero forze dell’ordine come Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e altri organi investigativi. Il PM dirige e coordina le attività investigative: una volta ricevuta una notizia di reato (ad esempio una denuncia o querela), il PM iscrive il fatto e il nominativo dell’eventuale sospettato nell’apposito registro e può delegare la Polizia Giudiziaria a svolgere accertamenti (raccogliere testimonianze, effettuare perquisizioni, sequestri, intercettazioni, analisi tecniche, ecc.).
Le indagini preliminari sono coperte dal segreto istruttorio. Ciò significa che né l’indagato né altre persone estranee all’ufficio del PM possono normalmente conoscere gli atti d’indagine in corso. Lo scopo del segreto è proprio evitare che la conoscenza dell’indagine da parte dell’interessato possa compromettere l’esito degli accertamenti. Dunque è possibile essere indagati senza saperlo: potresti non avere alcuna informazione sull’inchiesta finché le autorità non decidono di notificarti qualcosa di ufficiale.
Nota: A volte qualcuno si chiede come “indagare su una persona” per conto proprio. È bene chiarire che le indagini penali spettano solo alle autorità competenti. Se ritieni di aver subito un reato, non devi “investigare” da solo sulla persona sospetta, ma presentare denuncia o querela alle forze dell’ordine. Saranno poi la Procura e la Polizia Giudiziaria a indagare su quella persona in via ufficiale. Un privato cittadino non ha il potere di condurre indagini penali formali.
Tempi e notifiche: quando si viene avvisati?
Molti si domandano in quanto tempo si viene a sapere di un’indagine. In realtà non esiste un termine fisso entro cui l’autorità debba avvisare una persona che è indagata. Spesso si scopre di essere sotto indagine solo quando viene compiuto un atto che deve essere comunicato all’indagato per garantirne i diritti di difesa. Uno di questi atti è il celebre avviso di garanzia (tecnicamente “informazione di garanzia”, ex art. 369 c.p.p.): si tratta di una comunicazione formale che il PM invia all’indagato quando intende compiere un atto garantito (ad esempio un interrogatorio, un confronto, un’ispezione o un accertamento tecnico irripetibile) a cui ha diritto di assistere con un avvocato. L’avviso di garanzia indica il reato ipotizzato, una descrizione sommaria dei fatti, la data e il luogo del fatto, e comunica all’interessato che è sottoposto a indagini, invitandolo contestualmente a nominare un difensore di fiducia.
Tuttavia, non sempre l’avviso di garanzia arriva subito. Se durante le indagini non si compiono atti che richiedono la tua presenza o una tua difesa tecnica immediata, potresti non ricevere alcuna notifica finché le indagini non sono concluse. In molti casi, la prima comunicazione che l’indagato riceve è l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (ex art. 415-bis c.p.p.), che viene notificato al termine della fase investigativa. Questo avviso finale serve a informarti che le indagini a tuo carico sono terminate e che il PM si appresta eventualmente a esercitare l’azione penale (cioè a chiedere il rinvio a giudizio); contestualmente ti dà la possibilità, entro 20 giorni, di presentare memorie, documenti o chiedere un interrogatorio prima che il PM decida sul da farsi. È possibile quindi venire a sapere di essere indagati solo alla fine delle indagini, quando ormai l’inchiesta è chiusa.
Ricorda che le indagini preliminari possono durare mesi o persino anni, a seconda del tipo di reato e della complessità del caso. La legge prevede dei termini massimi: ad esempio 6 mesi per reati meno gravi, 1 anno per reati più seri, fino a 18 mesi o più per reati complessi o particolarmente gravi come mafia o terrorismo. Tali termini decorrono dall’iscrizione nel registro degli indagati e possono essere prorogati dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta motivata del PM. Durante tutto questo periodo potresti non essere informato di nulla, proprio in virtù del segreto investigativo. Non c’è dunque un “tempo standard” dopo il quale arriva automaticamente una notifica: dipende dalle esigenze dell’indagine. Ad esempio, in caso di perquisizione o sequestro a sorpresa, l’avviso di garanzia potrebbe esserti consegnato sul momento o immediatamente dopo l’atto; viceversa, se l’indagine procede senza interventi “visibili”, potresti restare all’oscuro fino alla conclusione. Inoltre, se il PM dovesse archiviare il procedimento senza atti formali verso di te, potresti non venire mai a conoscenza di essere stato indagato – a meno che tu non faccia una specifica richiesta per saperlo, come vedremo tra poco.
Richiesta 335 online per verificare se si è indagati
Veniamo al punto cruciale: “Come faccio a sapere se sono indagato?”. Se hai il serio dubbio di essere sotto indagine e non vuoi aspettare un’eventuale notifica, la legge ti offre uno strumento per verificarlo. In particolare, l’art. 335 del codice di procedura penale stabilisce che si può presentare un’istanza per conoscere l’eventuale iscrizione del proprio nominativo nel registro delle notizie di reato. In pratica, presentando una richiesta ex art. 335 c.p.p. alla Procura della Repubblica competente, puoi ottenere un certificato che rivela se esistono procedimenti penali a tuo carico.
Questa istanza 335 può essere presentata agevolmente tramite un avvocato di fiducia – è consigliabile farsi assistere da un legale per individuare correttamente la Procura competente e compilare la richiesta. Una volta inoltrata la domanda, l’ufficio preposto (di solito la segreteria della Procura o l’Ufficio Casellario presso la Procura) effettuerà una ricerca nel registro degli indagati e rilascerà un certificato 335 con l’esito. Tale esito può essere di due tipi:
- Certificazione negativa: significa che “non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione”, formula che indica sostanzialmente che non risulti indagato in nessun procedimento (almeno nulla di registrato e non coperto da segreto). In altre parole, non ci sono indagini penali in corso a tuo nome – oppure, se ci sono per reati gravissimi in fase segreta, la Procura ha deciso di non comunicarle (vedi nota più avanti).
- Certificazione positiva: significa che risulti iscritto nel registro degli indagati. In tal caso il certificato indicherà i tuoi dati identificativi, il numero di registro del procedimento, il nome del Pubblico Ministero titolare delle indagini e la ipotesi di reato per cui si procede. In pratica, scopriresti in quale indagine sei coinvolto e per quale presunto reato. A quel punto, sapendo di essere ufficialmente indagato, potrai nominare subito un avvocato (se già non l’hai) e cominciare a impostare una strategia difensiva mirata.
Presentare l’istanza 335 è dunque l’unico modo diretto per sapere con certezza se c’è un’indagine in corso su di te. Molti studi legali offrono assistenza per questo tipo di richiesta, e oggi in molte Procure italiane è possibile avanzare l’istanza anche online senza recarsi fisicamente in ufficio. Ad esempio, il sito Mazzalaw.it permette di richiedere online il certificato ex art. 335 c.p.p. compilando un modulo in pochi minuti; l’esito viene poi inviato via email nell’arco di qualche giorno (spesso entro 15 giorni, massimo 30).
Va sottolineato che l’iscrizione nel registro degli indagati non comporta una notifica automatica all’interessato. Dunque, senza un’iniziativa da parte tua (istanza 335) o senza atti dovuti come spiegato prima, potresti restare all’oscuro dell’indagine. Proprio per questo, se sospetti fortemente di essere sotto indagine (magari perché hai avuto notizia di denunce contro di te, o per altri motivi concreti), è consigliabile presentare l’istanza 335 tramite un avvocato, così da fugare ogni dubbio e, in caso positivo, muoversi tempestivamente per la difesa.
Procedimenti già in corso
Tieni presente che l’istanza ex art. 335 c.p.p. riguarda solo la fase delle indagini preliminari. Se il procedimento è già passato alla fase successiva (ad esempio sei già stato formalmente imputato e il caso pende in tribunale per il dibattimento), una ricerca presso la Procura darebbe esito negativo perché il fascicolo non è più nel registro degli indagati, ma nelle cancellerie del tribunale competente. In tal caso, per sapere se hai processi penali in corso, dovrai richiedere il certificato dei carichi pendenti presso il casellario giudiziale del Tribunale. Questo certificato elenca eventuali procedimenti pendenti a tuo carico già giunti in fase dibattimentale. Se invece vuoi conoscere i tuoi precedenti penali (condanne definitive), dovrai richiedere il certificato del casellario giudiziale (la cosiddetta “fedina penale”). Sono documenti diversi da non confondere: in sintesi, registro degli indagati (certificato 335) per le indagini preliminari, carichi pendenti per i processi in corso, casellario giudiziale per le condanne passate in giudicato.
In conclusione, sapere se si è indagati è possibile ma richiede un passo attivo da parte tua.
Nessuno ti informerà spontaneamente di un’indagine a tuo carico, a meno che non sia obbligatorio per legge farlo (come negli atti garantiti o a fine indagini). Se hai il dubbio di essere sotto investigazione, non aspettare passivamente: rivolgiti prima possibile a un avvocato. Il legale potrà presentare per tuo conto un’istanza 335 c.p.p. alla Procura competente, grazie alla quale scoprirai se il tuo nome risulta nel registro degli indagati. In caso di esito positivo, avrai il vantaggio di conoscere subito i dettagli del procedimento (reato ipotizzato, autorità procedente, ecc.) e potrai iniziare immediatamente a lavorare con il tuo difensore per preparare la strategia migliore. Sapere in anticipo di essere indagato, infatti, consente di giocare d’anticipo: è possibile presentare memorie difensive, fornire documenti a discarico e, più in generale, muoversi attivamente per influire sull’esito delle indagini. Se invece l’istanza 335 dà esito negativo, potrai quantomeno stare più tranquillo, sapendo che (al momento della risposta) non risultano procedimenti penali a tuo carico.
In ogni caso, non farti prendere dal panico: essere indagati non equivale a essere colpevoli o finire in prigione. È però fondamentale non ignorare la situazione – se c’è un’indagine, è bene esserne consapevoli – e attivarsi per la propria difesa affidandosi a professionisti esperti. Con l’aiuto di un buon avvocato e utilizzando strumenti come l’istanza 335, potrai affrontare con più consapevolezza e preparazione anche questa delicata circostanza.

